STORIA DEL MOSAICO DI CIOTTOLI: il periodo classico, prima fase (420-370 a.C.)

cartina grecia

Andiamo avanti nella storia del mosaico di ciottoli sempre sotto la guida di

“Untersuchungen zu den antiken Kieselmosaiken” di Dieter Salzmann.

Il mosaico che raccorda la produzione precedente con il fiorente periodo di sviluppo del 4°secolo avanti Cristo definito

“periodo classico” è considerato il

mosaico cerchi e svastiche (Olinto, fine V sec.)

storia mosaico di ciottoli - olinto cerchie e svastiche

Fa parte di un gruppo di 18 acciottolati scoperti nella città macedone di Olinto, nella penisola Calcidica, databili sulla base di eventi storici ed elementi stilistici tra il 420 e il 360 a.C;

questo, di metri 6 x 7, è a fondo nero con disegni bianchi, simboli di vario tipo disseminati in modo apparentemente casuale, che per disposizione e stile ricordano quelli dell’antico mosaico di Gordion.  Potrebbe trattarsi di una realizzazione anticheggiante, che riprende una modalità compositiva di “riempimento improvvisato” di cui non sono rimasti altri esempi.

Il mosaico della ruota  (Olinto, fine V sec.)

mosaico di ciottoli - olinto ruota

è interessante perché rappresenta un motivo arcaico, quale la ruota a quattro raggi, declinato in modo nuovo, cioè come decorazione centrale del pavimento a strisce bianche e nere di un piccolo vestibolo.  L’insieme ha ancora una certa imprecisione e irregolarità, come fosse improvvisato (beninteso, si tratta di una definizione di stile, non di un giudizio di valore…)

Una importantissima svolta si ha con il

mosaico del Centauro (Corinto, fine V sec. a.C.)

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Qui abbiamo per la prima volta – relativamente a ciò che ci è dato di conoscere –  ben tre importantissimi elementi:

1 – Un progetto definito di suddivisione degli spazi e una grande precisione di esecuzione;

2 – La presenza di cornici concentriche con motivi diversi come fondamentale motivo di decorazione;

3 – L’apparizione di figure

La ruota centrale non è dissimile da quella del mosaico precedente, ma l’esecuzione trasforma il motivo arcaico in una raffinata decorazione, come se fosse stato fatto un salto di eleganza.

La precisione è ribadita nelle tre fasce di contorno: una di triangoli bianchi e neri, una “greca” e un motivo a onde. Per tutto il periodo la sequenza di differenti cornici decorative (oltre onde e greche, avremo tralci, foglie e palmette)  manterrà una grande importanza, arrivando spesso a prevalere per  estensione ed accuratezza sulle figure centrali.

Le figure negli angoli – sono rimasti solo un asino e un centauro barbuto che insegue un leopardo – sono semplici ma vive, come fossero state create apposta, senza riferimenti alla pittura vascolare, come invece si induce da altri esempi.

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Interessante è la “ripresa” nella cornice ad onde: sembra che un artigiano, probabilmente diverso da quello che aveva cominciato, che è molto più regolare, dovendosi ricongiungere a quanto c’era senza aver fatto calcoli in tempo, non volendo lasciare uno spazio bianco più grande abbia delineato l’onda senza saper più come risolvere… A meno che non si tratti di un restauro dilettantistico.

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Stilisticamente simile e dello stesso periodo è il mosaico delle palmette (Megara, fine V sec a.C), mal conservato: in uno spazio quadrato una cornice tonda di grandi palmette circonda una figura irriconoscibile, e ai quattro angoli erano presenti figure, di cui è rimasto un felino; intorno ancora ci sono tracce di rombi rossi e bianchi.

Sempre costituito da un cerchio inscritto in un quadrato è il mosaico del gorgoneion (Sicione, fine V sec. a.C.): stilisticamente più preciso dei precedenti, presenta un medaglione tondo centrale con una testa di Gorgone, una prima cornice di serpenti, una seconda di grandi palmette e fiori di loto, e quattro animali agli angoli: un leone, un cinghiale, una lepre e un cane.

palmetta gorgoneion sicione

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Il diametro è di circa 3 metri; i ciottoli -neri, bianchi e rossi- sono piuttosto piccoli, e infatti gli animali sono piuttosto definiti.

Ancora più definiti, vivaci ed eleganti sono gli animali del mosaico della caccia (Olinto, fine V-inizio VI sec. a.C.)

mosaico di ciottoli - olinto caccia

E’ un disegno rettangolare di metri 2,5 x 3, al centro di un pavimento a strisce di ciottoli bianchi e neri.

Al centro c’era un altare, il mosaico è costituito da sole cornici: una prima di onde, una seconda di foglie, una terza grande greca e in esterno una fascia decorata con animali e cacciatori, con quattro scene separate da linee o palmette.

cinghiale olinto

la naturalezza degli atteggiamenti degli animali sembra richiamare esempi pittorici.

Dello stesso periodo e dello stesso ambito abbiamo un mosaico più complesso e meno raffinato:

il mosaico delle doppie sfingi.

mosaico delle doppie sfingi

Anche questo mosaico, di metri 3 x 3, è costituito da cornici:   il motivo centrale tondo, quasi scomparso, era un ramo votivo, circondato da una cornice di foglie inscritta in un quadrato di cornice a onde; segue una cornice di sfingi e palmette, infine una cornice a greca, che contorna anche un piccolo tappeto di mosaico davanti all’ingresso.

Questo mosaico sembra passare il confine  decorazione pavimentale e dimostrazione di opulenza: una sorta di sovrabbondanza compositiva, accostabile alla pienezza  che sarà sviluppata più tardi con esiti assai più riusciti.

mosaico di ciottoli - doppia sfinge

Con il mosaico di Bellerofonte (Olinto, 380 a.C)

mosaico di bellerofonte

lo sviluppo tecnico e artistico degli artigiani/artisti sembra compiuto: vi è una completa padronanza non solo della posa e dell’accostamento dei ciottoli, ma anche degli equilibri compositivi. Cambierà lo stile, che secondo un’interessante analisi di Salzmann crescerà in naturalezza e in complessità, fino poi a irrigidirsi: come accade spesso nelle arti, quando finisce la ricerca comincia il manierismo.

Le cornici riccamente e pesantemente decorate (viticci a correre, palmette agli angoli, greca e onde) non appaiono come un riempimento ma come una costruzione elaborata per far risaltare al massimo il motivo centrale, Bellerofonte a cavallo di Pegaso che combatte la Chimera – sì, da Genovese posso aggiungere che è l’identica iconografia del “San Giorgio uccide il drago”, manca solo la principessa, che viene da Perseo e Andromeda – comune sui vasi sia attici che italici del periodo.

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All’ingresso del vano dove si trova Bellerofonte (metri 3 x 3) c’è un “tappeto” a sè stante e non meno compiuto: due grifoni che aggrediscono un cerbiatto.

I MOSAICI DELLA “VILLA DELLA BUONA SORTE” ad OLINTO

Si tratta di cinque splendidi mosaici di ciottoli, tra i più famosi di tutti:

1 – il mosaico di Achille (370 a.C) (metri 6 x 3)

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Notiamo subito la naturalezza e flessuosità del motivo fitomorfo, soprattutto se confrontato con quello del Bellerofonte;

anche la greca è più preziosa, e le palmette più lievi;

il disegno centrale è sicuramente influenzato dalla pittura, ma risulta comunque compiuto e, dati i limiti grafici dei ciottoli, anche nitido e accurato. I gesti sono naturali, semplici ma riusciti i volti e anche i mostri marini. Tutti i personaggi (Achille seduto, Teti la madre e due Nereidi che recano le armi) sono visti di tre quarti. E’ dà notare anche la sorridente leggerezza dell’insieme, che caratterizza tutti i mosaici di questa villa, così diversa dalle crude scene di caccia nei mosaici precedenti, segno di un riferimento culturale diverso.

I ciottoli sono bianchi, neri, rossi e gialli.

2 – Il mosaico di Dioniso (370 a.C.) (metri 3,90×3,20)

mosaico di dioniso

In questo caso, a fronte di un disegno assai più complesso del precedente, le cornici sono state semplificate. E’ interessante la comunicazione tra il centro e il contorno di figure (tutte Baccanti tranne un satiro e  Pan) che non sono insieme ma nemmeno separate: nonostante i tralci fogliati le si legge come la folla che circonda Dioniso, Eros, le pantere e un fauno.

I due mosaici sono collegati da un piccolo quadro,  in corrispondenza della porta, il mosaico dei due fauni ai lati di un cratere.

Gli ultimi due pavimenti hanno uno stile completamente diverso, che richiama i motivi antichi ma, paradossalmente, data l’essenzialità dalla grafica, risulta estremamente moderno:

il mosaico “agathè tyche”

mosaico agathe tyche

e il mosaico “eutychìa kalè”

mosaico eutychìa kalè

Questi due pavimenti, di dimensioni più ridotte (metri 3×4 e 4×4), probabilmente appartenevano a stanze con funzione sacrale e non hanno alcun tipo di bordatura. Nonostante la diversità notevole, sono stati realizzati nello stesso periodo degli altri.

Dello stesso periodo è un mosaico quadrato, di metri 3×3,  il mosaico della stella (olinto)

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Questo semplice mosaico è bello e interessante sia per l’originale soluzione della cornice ad onde in cui le onde nere fanno tutt’uno con lo sfondo del disegno, sia per la stella a sedici punte, che troviamo qui compiuta e pronta per fare da esempio a tutte le future rose dei venti…

Chiudiamo questo breve excursus sulla prima fase del periodo classico con un semplice acciottolato,

il mosaico a rombi di Voula 

mosaico voula

questo lavoro brilla per la sua semplice eleganza; nonostante la realizzazione riveli ancora la tecnica un po’ rustica del V secolo, il risultato è interessante, soprattutto considerato che si tratta di ciottoli bianchi e grigi su malta rossastra.

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