GLI ACCIOTTOLATI DELLA VALBISAGNO

 

Questo è il video…   e sotto, a seguire, una versione da leggere.

Questo breve articolo è stato scritto espressamente per gli “Amici di Ponte Carrega” e pubblicato sul loro giornale e sul loro sito (www.amicidipontecarrega.it)

Lo riprendo qui, con un po’ più di spazio a disposizione per le foto.

Mi presento: mi chiamo Luca Riggio, e da più di dieci anni mi occupo di acciottolati liguri (di rissêu, per dirla alla ligure) realizzandoli, restaurandoli e documentandoli. Essendo valbisagnino sono felice di condividere brevemente qui le mie ricerche, per cultura ma anche per dare lo spunto di una bella gita!

1)   Partiamo da Brignole, usciamo dal centro città e risaliamo il torrente:   proprio in occasione dei recenti lavori per la fermata Brignole della metro è stato scoperto -inaspettatamente- il cinquecentesco sagrato di Santa Maria degli Incrociati, tra i più antichi della città. E proprio nella metro, in un ampio vano sotterraneo dedicato ai ritrovamenti archeologici, ne trovate una porzione – inspiegabilmente sporca – corredata dalle foto del rinvenimento.

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2)   A sinistra in alto sopra Brignole, in via s.Bartolomeo degli Armeni, c’è Villa Tobia Pallavicino detta “delle Peschiere”: nel giardino si trovano molti splendidi acciottolati ben conservati: raffinato stile cittadino con disegni bianchi a fondo nero, di ispirazione settecentesca ma probabilmente più recenti. Lo spazio è privato e per visitarlo occorre chiedere il permesso all’amministrazione.

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3)   Dalla parte opposta del fiume, alto sopra S.Agata, si erge il Santuario della Madonna del Monte: incastonato nel vasto sagrato rustico c’è un bel tappeto di risseu, con disegno bianco e fondo nero,  datato 1904 e restaurato da Armando Porta. Spicca il grande stemma della città in mezzo a volute di sapore settecentesco.

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4)   Risaliamo il fiume, e vediamo che sopra il cimitero spicca la Chiesa di S.Bartolomeo di Staglieno: il sagrato è ricco, con interessanti e insolite tessiture bianche e nere.  E’ stato restaurato di recente, e con molta cura, anche se i restauri integrali spesso tolgono il sapore del tempo passato…

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   5)   Dall’altro lato del fiume, poco più avanti, dominante su Ponte Carrega, abbiamo il magico sagrato della Chiesa di S.Michele Arcangelo, con i grigi e i bianchi incerti tipici degli acciottolati più antichi e rustici –i ciottoli sono piuttosto grossi e a km.0 (cioè sono tutti del greto del Bisagno, senza apporto né delle serpentiniti nere di Vesima nè di bianchi puri) . I disegni, archetipici, asimmetrici e imprevedibili,sembrano emergere dallo sfondo grigio dell’acciottolato rustico;

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6)   Poco più avanti, sul lato sinistro del fiume, dietro il tipico Chiesone anni ’60 c’è la Chiesa vecchia di S.Gottardo, con un sagrato geometrico di fine ‘800 grande e accurato ma quasi completamente distrutto.

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foto degli anni ’40

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7)   In buone condizioni invece il sagrato della Chiesa dell’Assunta di Molassana, in via S.Felice, con la caratteristica M mariana coronata in un fine riquadro bianco e nero, in mezzo al piazzale di bianchi e grigi.

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8)   Più avanti, sempre sulla sinistra per noi che risaliamo, imbocchiamo la strada per Creto, e dopo qualche tornante troviamo la meravigliosa Chiesa di S.Siro di Struppa, con un grande sagrato nuovo indegno di lei, da menzionare in negativo per la poca cura del progetto e della posa e per i ciottoli impropri:  istruttivo il confronto con i pochi metri quadri antichi davanti all’adiacente Oratorio;

9)   Seguiamo ancora questa strada per qualche chilometro e troviamo S.Giovanni Battista di Aggio, sagrato particolare, lungo e stretto, a “frecce” bianche e nere, datato 1894, da cui si gode un bel panorama sulla vallata.

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10)   Tornati a valle risaliamo il fiume di poche centinaia di metri e imbocchiamo via Trossarelli: la prima Chiesa, quella di S.Cosimo, è una delle tante che hanno perso il proprio rissêu (come anche Fontanegli e S.Eusebio, che sono stati “asfaltati”). Per fortuna poco dopo troviamo S.Martino di Struppa, 1887, e nella penombra degli alberi possiamo ammirare un grande e insolito sagrato bianco e nero . Davanti all’ingresso un fiore “optical” a dodici petali, e quattro spirali (di casa nel Levante ligure ma qui insolite ed evocative, alla luce della leggenda che vuole qui deportate le streghe di Triora misteriosamente scomparse dalle carceri genovesi…)

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11)    Proseguiamo nella risalita del Bisagno, usciamo dalla città, prendiamo la SS 45 e svoltiamo a sinistra sul ponte direzione Davagna. Dopo qualche km troviamo la chiesa di S.Andrea di Càlvari, con acciottolato non molto grande,  grigio, a ciottoli di fiume piuttosto grandi ma con posa estremamente accurata, tessitura originale e ottimo stato di conservazione.

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  12)    Il penultimo acciottolato di questa escursione si trova a Terrusso, paesino della Val Lentro, affluente del del Bisagno: salendo sulla SS 45 a si svolta a destra al bivio . Il sagrato della piccola Chiesa di S.Giovanni Battista è un grande regalo per chi ama la cultura popolare: è più rustico di quello di Calvari, con ciottoli più grandi e con tanti disegni evidentemente improvvisati e un po’ misteriosi – effetto accentuato dal fatto che la differenza tra bianchi e grigi, già in partenza non netta, si è ridotta col tempo.

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schema “interpretativo” del sagrato di Terrusso

13)   Purtroppo chiudiamo il giro con una nota dolente: il vastissimo sagrato di S.Alberto di Bargagli, 1893, è stato per metà asfaltato, e per metà è in stato di abbandono. Incredibile il degrado a cui ho assistito nel giro di pochi anni, tra poco sarà del tutto illeggibile.

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Sagrato S.Alberto di Bargagli 2003

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Alla conclusione di questo breve giro -se qualche acciottolato interessante mi fosse sfuggito, vi prego di segnalarmelo – si può decisamente affermare che

gli acciottolati liguri, anche quando non risultano particolarmente notevoli per raffinatezza, esprimono comunque una genuina ed energetica arte popolare e comunitaria che sempre era – e in qualche caso ancora è – felicemente in dialogo con la bellezza della natura circostante.

Luca Riggio

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